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  SANDRO MANETTI    Artista pittore presentato dal critico d'arte Dr. Franco Bulfarini

La nascita della vita - Opera dell'artista pittore Sandro Manetti

   

SANDRO MANETTI

L'artista pittore Sandro Manetti

Biografia e opere

"Se in molti artisti vi è l’esigenza di darsi confini precisi di ricerca, nulla di ciò traspare dalle visioni manettiane."

 

 

 

 

 

Burattino - Opera dell'artista Sandro Manetti

                  La nascita della vita                                                                                                       Burattino

                                            Sandro Manetti: Il percorso artistico

    
                                            Il Dott. Franco Bulfarini critico d'arte e organizzatore di eventi culturali a cura del critico d'arte: Dr. Franco Bulfarini

Mi dice Sandro Manetti, che un giorno, quando frequentava la quarta elementare, rimase affascinato da un disegno: un’immagine di “Madonna”. Era un lavoro eseguito da un compagno di classe, che con grande capacità imitativa, aveva copiato l’icona sacra, da una stampa fornita dall’insegnante. Quell’episodio, apparentemente banale, come succede a volte nella vita delle persone, con particolare predisposizione e sensibilità, lo mise di fronte al dato interiore… . 
Già allora Manetti sentì, che l’arte gli apparteneva e avrebbe fatto parte della sua vita. 
Ma, come si dice: “al destino non si comanda”, spesso siamo posti di fronte ad un bivio, ci viene chiesto di scegliere la strada da percorre. Il giovane Manetti preferì il certo all’incerto e decise di frequentare l’istituto tecnico minerario di Massa Marittima. Come biasimarlo se volle scegliere, forse anche per tranquillità della famiglia, una scuola che gli avrebbe fornito, con buona certezza, l’opportunità di inserirsi in un percorso professionale, tale da garantirgli una certa stabilità, con la possibilità di poter assolvere alle necessità economiche.
Sul fronte artistico si riscontrano comunque alcuni lavori giovanili, soprattutto disegni, ma che per un certo tempo dovrà abbandonare, poiché il lavoro lo porterà ad affrontare lunghi soggiorni all’estero, in luoghi lontani, quali le piattaforme petrolifere dell’Angola. 
Dal 1979 al 1986 una pausa lavorativa permette al giovane Manetti, di conoscere la sua compagna Simonetta e di aprirsi al ruolo di padre, grazie alla nascita del figlio Francesco.
L'acqua così preziosa - Opera dell'artista Sandro ManettiQuesti fatti rimescolano le carte del destino e come vedremo lo riporteranno sulla strada interrotta dell’arte. Le necessità famigliari, infatti, lo inducono a ricercare un nuovo lavoro, meno disagevole ed a stabilirsi definitivamente nella sua amata Toscana. La raggiunta tranquillità di affetti e la stabilità economica, inducono il nostro artista a guardarsi dentro, nel tentativo di ricercare ciò che nella vita è mancato per troppo tempo, l’arte. E’ del 1982 il ritratto del nonno a carboncino, poi nel 2003 il ritratto della nonna materna, ad acrilico su cartoncino, opere eseguite per lasciare ai posteri un ricordo di questi forti affetti famigliari. Poi il ritratto del figlio, per festeggiarne il giorno del 18 anno di età. Il nuovo lavoro intrapreso, la stabilità famigliare acquisita, consentono al nostro artista, più ampi margini di tempo libero, per dedicarsi alla sua passione primaria, la pittura. Al contempo non disdegna di tanto in tanto cimentarsi nell’antica arte dell’intaglio del legno, per decorare balestre (attività tradizionale della sua zona di residenza), Manetti poi si cimenta, di tanto in tanto, nella scrittura di versi poetici, per guardarsi dentro, confrontandosi con i propri stati d’animo, pulsioni interiori, che indaga anche come istruttore di Karatè (arte marziale che insegna l’autodifesa per poi divenire ricerca del proprio equilibrio, divenendo insegnamento a diventare forti nel carattere, per acquisire consapevolezza, gusto della vita, capacità di sorridere e di lavorare con impegno, nel rispetto degli altri). La spinta decisiva ad evolversi sul sentiero dell’arte è del Febbraio 2006, quando sospinto dall’incoraggiamento di amici ed estimatori, si propone nella prima personale a Massa Marittima in provincia di Grosseto. Il riscontro è favorevole ed il plauso ampio da parte di tanti estimatori. Decisivo è il contributo di un collezionista d’arte, nonché amico, che intravedendo, nel visionarne le opere, la forte carica espressiva e le palesi potenzialità artistiche, lo sollecita a far sua l’urgenza dell’arte, con pienezza d’intenti. Quel filo lungamente interrotto si è saldato. Quel fiume sotterraneo, tenuto a lungo imprigionato, si è fatto largo fra dure rocce che la vita spesso impone, per riemergere tumultuoso e fiero in superficie. E’ un fiume di sentimenti inespressi, sopiti, quiescenti e bisognosi di dar voce a quella che appare essere una ribollente ed ingovernabile passione. Oggi la sua personale, in quel di Cavezzo (MO), in connubio con le poesie dell’artista Antonella LIaschi, dà conto di tutto ciò. I tempi del ragazzo sono trascorsi, siamo di fronte all’uomo ed all’artista, entrambi decisi a farci abbracciare tangibili emozioni, che dalle tele del pittore si trasportano come un dono fino al nostro animo. 
Manetti ha raggiunto padronanza della tecnica della pittura ad olio, la predilige ed in questa mostra di Cavezzo, ci dà conto del suo mondo, ci esibisce i suoi paesaggi, le sue prospettive interiori, per nulla banali, forse perché forgiate in anni di solitudine lavorativa, vissuti sulle lucide piattaforme petrolifere, a scrutare orizzonto lontani, per rintracciarvi idee o sensazioni o solo per risvegliare un’emozione. Quello di Sandro Manetti è un cammino appena intrapreso, ma da sempre meditato e percepito come possibile, perché l’arte fa parte del suo D.N.A. . 

             
Lo slancio cromatico ed il vigore morale di un pittore toscano contemporaneo.

Manetti pittore, sorprende per la facilità con cui assolve con immediatezza e risolutezza d’intenti, all’esecuzione di molteplici tematiche. Egli vaga in modo, potremmo dire indiscriminato, ma al contempo attento, riflessivo e convincente, fra poetiche rappresentazioni del mondo, di richiamo neo romantico e visioni di intrinseca percezione metafisica, se non con intento surreale. Poi dimostrando tutta la sua verve di artista creativo e poliedrico, in altri lavori, tende a dar maggiore rilievo allo slancio cromatico, che lo porta ad un’indagine, si potrebbe dire, positivista e razionale, tale da ricordare i modi che furono propri dell’esperienza impressionista, particolarmente quando egli coglie mirabilmente la luce che avvolge le forme, percorre le scene, determinando il risultato ultimo della visione. Come poter poi tralasciare il Crisalide - Opera dell'artista Sandro Manetti rivolgimento al sentiero della rivendicazione sociale, tipico di molte sue opere. Pare che Manetti sfidi la tela, dimostrando di poterla vincere su diversi fronti e piani di pittoricità, senza per questo abbassare la soglia di attenzione emotiva, mantenendo in ogni confronto, egualmente alto tanto il dato tecnico che il portato interiore. Egli si muove senza apparenti difficoltà fra pittura di paesaggio, natura morta, interni con figure e finanche ritratto, genere questo nel quale Sandro dimostra tutta la sua vena artistica, nonché virtuosismo, riuscendo con capacità di sintesi, a carpire dai personaggi, la specifica cifra interiore, cosa non facile, come ben comprende chi è del mestiere. Questo artista che pure al momento si muove nell’ambito circoscritto di una rappresentazione oggettuale, dimostra di avere i numeri per poter travalicarne il limite. Manetti si esprime con approccio disinvolto dimostrando consolidato mestiere, se si considera che solo da pochi anni ha riabbracciato con convinzione e pienezza d’intenti, la causa della pittura, prima tralasciata per far fronte ad esigenze oggettivamente primarie, come lo possono essere lavoro e la famiglia. Egli privilegia la tecnica che gli è congeniale, quella della pittura ad olio su tela, volendo nella corposità del colore e della materia trasmettere il suo specifico “modus pingendi”, tuttavia non sono da trascurare le prime esperienze ad acrilico legate all’ambito famigliare, ma certamente di un tecnicismo a dir poco perfetto. Tuttavia la sua è un’arte che non si riduce, come spesso accade, alla mera fase descrittiva, ma è decisamente orientata alla declinazione di istanze interiori molteplici, tanto si evince dalle sue opere. Manetti sa esprimersi senza particolari patemi od esitazioni, pur scontando la preparazione non accademica, che lo induce a maggior riflessione nel confronto con la dimensione tecnico prospettica. Egli è sicuro, determinato, certamente dotato di innata predisposizione, che lo favorisce e lo stimola e gli consente di attingere da un ampio ventaglio di possibilità espressive ed immaginifiche. Questa visione ed analisi allargata del mondo che l’artista si è dato, non ne limita il valore e la qualità della proposta, per chi ritenesse che il troppo dilati la visione rendendola meno efficace, mi pare che al contrario, di quanto si potrebbe banalmente supporre, l’artista si valorizzi proprio per questa sua caratteristica che lo rende interessante ed a volte anche sorprendente. L’essere poliedrici, non tanto per la tecnica, già consolidata, di cui si è detto, ma per le tematiche, non svilisce il progetto artistico e creativo, che anzi si rafforza di tali molteplici esperienze, con esiti che potremmo definire con una parola moderna proveniente da ben altre discipline: “performanti”. Vi è nella rappresentazione pittorica di Manetti l’esigenza di mantenere alto, il dato emozionale, giocando spesso col mistero suggerito da immagini surreali, ove il sogno supera il dato razionale ed assume netta prevalenza. Ma è in Manetti, anche e soprattutto, impellente una necessità morale, che lo induce a fare dell’arte ed in particolare della pittura, non solo un modo per esprimersi ma: “la missione del dipingere ”. Questo appare sia dall’essudato esteriore delle opere, che soprattutto per ciò che emerge dal profondo, come urgenza interiore. Nell’arte di Manetti tutti gli Ingredienti si rapportato ed interagiscono, ed è proprio in ciò l’attuale composito stilema, pur non mancando certamente ancora margine o spazio per ulteriori evoluzioni a cui riteniamo, la continua ricerca intrapresa, presto vorrà e potrà far pervenire. 
Se in molti artisti vi è l’esigenza di darsi confini precisi di ricerca, ad una prima lettura, nulla di ciò traspare dalle visioni manettiane, quindi nessun limite precostituito, nessuna prammatica ripetizione concettuale, o intendimento meramente iconografico. Manetti, che è attento conoscitore dei fatti dell’arte, non intende soggiacere alle lusinghe del commercio e tanto meno intende legare la sua arte a movimenti artistici del passato o contemporanei. Nell’attualità della sua visione, l’artista Sandro Manetti, rifugge classificazioni stereotipate, poiché è autentico il suo voler affermare emozioni forgiate nel profondo dell’animo. Le esperienze visive ribollono nell’interiorità dell’artista, che le assimila quasi a voler metabolizzarle, per poi tradurle e recuperarle all’esistenza visiva di superficie. La sua pittura interpreta un complesso mondo interiore, e tanto basta. E’ questo che appare con limpidezza dalle opere esposte. Egli raccoglie istanze interiori, derivanti dalle esperienze di vita e le recupera alla luce del cosciente, rilette e riproposte nel gesto semplice e spontaneo del dipingere, con istintività, senza compromessi di sorta. Una visione credibile, quella di Sandro Manetti, tanto da risultare non di rado malinconica, ed in questa veste rivolta a percorrere sentieri di struggente emozionalità poetica. Egli vuole comprendere e svelare la realtà che lo circonda, col mezzo delle immagini dipinte, con la naturalezza che gli è propria, con icone viste e meditate dal terzo occhio, quello della mente, ma poi interpretate, con dolcezza, svelate con sentimento, grazia, quasi potremmo dire: “innamoramento”. Manetti non insegue, ad oggi, automatismi, o percorsi astratti, ma si avvale di un segno ben controllato, calibrato, corroborato dagli studi tecnici, da utilizzare con determinazione, per traduce in verità le immagini, che impregnate nel colore, ci rendono con forza nella fondata leggibilità cromatica, fantastiche emozioni. 
Egli opera con linguaggio libero da condizionamenti, volendo pervenire per tale via, alla definizione di un nuovo riconoscibile e persuasivo stilema. Compito dell’arte per Sandro Manetti è quello di rendere, attraverso la visione immaginifica che gli è propria, non solo una proiezione puramente estetico naturalistica, ma l’essenza, la sostanza intima e profonda dell’emergenza visiva. L’indagine che Manetti compie, si rivolge alla sfera cosmica propria del mondo delle idee, che le cose sottendono, ovvero il contenuto oggettivo, il valore intrinseco, di cui l’arte sola può farsi portatrice, quando l’artista è autentico. Un Manetti dunque, che rifugge le contaminazioni o speculazioni di carattere concettuale, per perseguire con l’unico mezzo della pittura e quindi del colore urgenze interiori, il sentito di un determinato momento, gli stati d’animo e le pulsioni indotte dall’esperienza di vita. Il suo è un’abbandonarsi ad una pittura estetizzante volendo adempiere all’urgenza intellettuale ma pur anche sentimentale di fa rivivere l’attimo, le pause, i silenzi del mondo naturale, ove si avverte l’emergere quasi visibile di riflessioni profonde che attingono al campo della “coscienza”, in quel sito della mente ove si scavano valori, in cui credere, far credere o da affermare, ove ricercare carpendolo nell’operosità del momento il senso della vita. 
Manichini - Opera dell'artista Sandro Manetti
Ogni opera in Manetti si avvale di chiavi di lettura specifiche, ma unitario è l’intento di rappresentare i mille stati d’animo dell’artista. Lo vediamo quando si cimenta nel ritratto “dama con velo”, ove l’incarnato quasi diafano, pare poi visto a debita distanza, assumere un tono vellutato, a suggerire da un lato la purezza del volto e dall’altro la nobiltà d’animo della persona e quindi l’intrinseca regalità. La stesura elegante mi richiama alla mente certi ritratti femminili del russo Boris Kustodiev (1878/1927). Poi passando all’opera “la dignità”, tutto muta, a prevalere è la pura emotività dell’immagine ed il dato emozionale fortissimo, che accende note romantiche, elevate al cielo, per raggiungere il cosmo più profondo e quindi ricadere sulla terra, come fresche gocce di rugiada, atte a purificare un’umanità, che si vorrebbe riscattata e vincente.
Nel paesaggio il discorso non cambia, si passa da “cavalli in maremma”, ove questi magnifici animali muovono al galoppo, con criniera al vento, nell’afflato di libertà, ed unitarietà con la natura, a “mareggiata”, dove prevale il senso selvaggio di un mare burrascoso ed inquietante, le cui onde si infrangono con violenza, su scogli frementi. Qui l’artista pare voler esprimere un pervadente senso di spaesamento, intriso di assoluta malinconia dell’essere, proprio dell’uomo tardo romantico, che da sempre cerca riscatto, nella lotta contro le avversità. Che dire poi di “amore”, un’opera che incanta per slancio immaginifico, pittoricità e resa emotiva, di questo “sentimento” che più di ogni altro fa girare il mondo. In quest’opera Sandro si esprime con particolare virtuosismo, rendendo quasi tattile, palpabile all’occhio la passione, grazie al gioco illusorio, di volti che si compenetrano nell’abbandono catartico, per poi innalzarsi al cielo con ali di farfalla, in uno slancio di incommensurabile poesia. Osservando poi l’opera “l’acqua .. così preziosa”, si evince che l’artista non si limita a dipingere, ma imprime sulla tela con l’ausilio del pennello, i bisogni del mondo e fra tutti la libertà, che è anche quella dei suoi cavalli galoppanti sulle colline maremmane della sua Toscana. Egli pur ricercatore d’amore, non si limita all’aspetto romantico, ma percorre il sentiero del sociale, dove l’arte si traduce in moto d’animo, assumendo forte connotazione di denuncia, delle tante istanze, che la società non soddisfa. Ed ecco l’opera “burattino”, dove un’enorme mano tira i fili di una marionetta umanizzata, in un gioco teatrale, dove noi siamo protagonisti inconsapevoli, quando nel vivere quotidiano, ci lasciamo più o meno consciamente controllare e gestire, avvinti agli ingranaggi di oscuri meccanismi, certamente più forti ed efficaci, in quanto subdoli e nascosti. Poi ammiriamo “crisalide” dove la vecchiaia scopre dentro di se la giovinezza inaspettata, dove il confine fra il passato ed il presente si incontrano, dove solo la superficie, la pelle, non può essere bastevole limite del dato umano, che riappare oltre l’incarnato, solo si voglia guardare al di la della banalizzante superficie delle cose, oltre la parvenza. Manetti dà valore all’uomo, non agli anni trascorsi. L’uomo di Manetti non vale per quello che nel mondo appare essere, ma a prescindere dall’età o dalla condizione sociale, vale in quanto persona, per ciò che egli può offrire agli altri, in quanto essere vivente, unico ed insostituibile.
Dunque è di ciò che con la sua pittura Manetti ci vuol parlare, di contenuti, di umanità riscoperta o da riscoprire, di bisogni di istanze più che mai odierne, contemporanee. Figurativo, sì, ma ben oltre il banale incanto dell’immagine, ricercatore si, ma oltre il semplice piacere visivo, od estetico, la sua è ricerca di valori, che dall’ormai tradizionale mezzo della pittura, possono emergere innovativi, quanto autentici e tanto più autentici quanto indubbiamente oggettivi ed assoluti. 
Da tutto ciò potremmo dire risulti una visione pittorica, che intende superare l’imbarazzante qualunquismo di cui si nutre l’attuale società dei consumi, pregna di materialismo, edonismo, superficialità, dove più che il primato della ragione pare si voglia raggiungere quello della follia.
Manetti recupera un sogno rinascimentale dell’animo, lo fa nel porre l’uomo ovvero la persona, come centro d’interesse, come soggetto principe, sia nei ritratti, che sotteso nei paesaggi, nelle nature morte, in ogni sua opera anche se non rappresentato direttamente. Un’umanità dunque sempre presente, espressa nei bisogni negati, nelle istanze primarie da affermare. 
Sogni - Opera dell'artista Manetti SandroQuesto artista ci rappresenta in ogni sua opera, soprattutto ciò che sente, per far sentire, con l’ausilio di forme e colori l’amore ed il rispetto della natura, che si deve necessariamente tradurre, in rispetto per noi stessi, in definitiva per la vita. In questo prodigarsi, di opera in opera, ci rivela con coinvolgenti approcci visivi, passioni e sentimenti che ci sono connaturati e che spesso sono relegati nell’oblio. In definitiva ciò che emerge dal fatto estetico è il forte senso di umanità, quell’umanità che mi è parso di scorgere in opere di grandi artisti, del passato quali ad esempio Andrea Mantegna, nella famosa “Madonna con il Bambino addormentato” (1455 circa), conservata a Berlino. 
Dunque si riparte a parlare di Rinascimento, forse perché oggi è quello che tutti attendiamo di veder sorgere, sempre più attoniti di fronte all’arte contemporanea, che non utilizza più i modi della pittura, divenendo non dico sempre ma frequentemente un mero e sterile esercizio intellettuale, o tentativo di sorprendere o stupire, rivolta di frequente a pochi eruditi intellettuali, sempre più di nicchia, un’arte che non parla al cuore della gente di strada, dell’uomo qualunque, che non si rivolge alla società, esulando per scelta precostituita dalla necessità di infonde valori, quasi che questi non esistano più e se questi vi sono non debbano essere resi comprensibili, debbano essere taciuti o peggio non debbano essere alla portata di tutti e quindi siano resi tali da risultare inefficaci.
Forse non è compito dell’arte esprimere giudizi, alzare il pennello sulle problematiche sociali, certamente non è precipuo di questa disciplina, ma è bello pensare che lo possa essere, almeno in parte. 
Ritornando al percorso artistico di Manetti per valutarne appieno l’approccio tecnico, possiamo rilevare come le cromie di cui si avvale nelle sue opere abbondino di tonalità piene, ricche di pigmento, tranne che per gli incarnati, che l’artista preferisce mantenere delicati, tenendo più a suggerire le forme, che a volerle esternare con la tecnica chiaroscurale, in tal senso legandosi ad una visione moderna, che ha scoperto la fotografia, il computer, l’immagine giornalistica. 
Egli da un lato si riappropria dei modi della pittura toscana, propria del primo rinascimento, ma lo fa sentendosi sulla pelle tutto il passaggio storico che si dirama dagli impressionisti, alla pittura di “macchia” e che in un percorso tortuoso ma avvincente che attraversa il simbolismo, il surrealismo e le ultime avanguardie, porta fino alla attuale fase di decostruzione dell’immagine, che trova radici profonde in Piero Manzoni e Lucio Fontana, fino al superamento della materia cromatica tradizionalmente intesa, che di fatto rifonda stravolgendolo quello che per secoli è stato il senso estetico dell’arte.
La ricerca che Manetti compie, riprende dalla pittura intesa come tale, un ritorno al pigmento ed all’immagine leggibile, per affermare la necessità di essere semplici, al fine di ritrovare un senso nell’arte che oggi più che mai pare sfuggente ed incomprensibile ai più e sempre più legato a fatti eclatanti, come impacchettare monumenti o impiccare manichini. La sua pittura si svela nella purezza espressiva, il colore vive di cromie primarie, quasi spremuto dal tubetto si estende sulla tela come aria fresca, pulita su biancheria lasciata ad asciugare al vento, ove a prevalere è una brezza lieve, piacevole che emette fragranza di autenticità, profumo di primavera e tanto può bastare a riaccendere la speranza.
                                                                                          Dr. Franco Bulfarini

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